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​La storia e il significato del Leone marciano di San Marco – Venezia e Chioggia

Vi siete mai chiesti perché il leone alato, o leone marciano, è il simbolo di Venezia?

Il significato risiede nelle parole all’interno del libro posto sotto alla zampa del leone: “Pax tibi Marce, evangelista meus, hic requiescat corpus tuum” – “Pace a te Marco, mio evangelista, qui riposi il tuo corpo.

Si narra infatti che durante il viaggio di Marco evangelista da Aquileia a Roma, un angelo apparve durante la sua sosta in Laguna veneta e pronunciò tali parole.

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San Marco divenne in seguito, nel 1094, simbolo e patrono della città, e le sue reliquie vennero portate nella Basilica che assunse una grande importanza come custode di uno dei quattro evangelisti.

Solo dal 1260 San Marco venne rappresentato con il suo simbolo, ovvero il leone alato, che divenne anche simbolo della città scelto proprio dalla Repubblica della Serenissima.

Il leone assumeva così significato politico e religioso: in grado di esprimere potenza e maestosità, ma anche simbolo della forza della parola del Santo, elevazione spirituale grazie alle ali, sapienza grazie al libro sotto alla sua zampa, e giustizia per via della presenza della spada.

Il Leone marciano è rappresentato in varie posizioni:

Passante: di profilo, con zampa anteriore destra appoggiata sopra il libro.

Rampante: di profilo, sulle zampe posteriori.

In moéca: di fronte, seduto e con le ali spiegate, aspetto simile ad un granchio (in veneziano “moléca” è il nome dei piccoli granchi in periodo di muta).

In gazzetta: seduto, con le ali spiegate e l’aureola.

Vessillifero: rampante, sorregge un vessillo.

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Per quanto riguarda la rappresentazione del leone vi sono alcune principali curiosità:
Il libro sotto alla sua zampa può essere rappresentato aperto o chiuso.

Aperto sta a significare che in quel periodo la città era in tempo di pace, mentre chiuso con la spada alta in tempo di guerra (rappresentato in questo modo anche nella bandiera della Serenissima).

Vi è però un’altra interpretazione sul significato della posizione del libro, associabile alle raffigurazioni dei leoni presenti nella regione Veneto:
Se il leone era rappresentato con il libro aperto significava che quella città doveva pagare le tasse alla repubblica delle Serenissima; mentre se il libro era chiuso con la spada rivolta verso l’alto o il basso, la città era esente dal dover pagare le tasse per meriti relativi alla guerra o per “comodo”, cioè per mantenere buoni rapporti con essa.

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E a Chioggia?

Anche a Chioggia vi sono varie raffigurazioni del leone marciano sparse per la città, ma la più famosa, e anche discussa, è la statua posta sopra alla colonna di Piazza Vigo, definita “el Gato de Ciòsa” per via delle sue ridotte dimensioni.

Vi sono almeno 3 versioni della storia della statua del leoncino di Chioggia, una veneziana, una chioggiotta e una più imparziale:

La versione chioggiotta:

Ogni città sotto il dominio della Serenissima doveva avere il leone marciano in bella vista, i chioggiotti sostengono che “el gato de Ciòsa” sia stato costruito apposta così piccolo per prendersi gioco dell’autorità veneziana, che imponeva la sua sovranità e di conseguenza le sue regole.

La leggenda veneziana:

Si narra che un giorno un gatto veneziano, stanco di subire le angherie dei leoni alati di San Marco, scappasse a Chioggia inseguito da quattro leoni. Il gatto fuggì fino ad arrampicarsi nell’unico luogo in cui potesse esser salvo: la colonna in piazza Vigo. Infatti la colonna era così alta ed il capitello così piccolo, che i leoni non riuscivano a raggiungerlo nonostante le ali. Fu così che i leoni si sedettero ai lati del ponte Vigo, aspettando che il gatto scendesse. Tanto attesero che persero le ali e si fecero di pietra, come ancor oggi si può ben vedere.

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La versione imparziale:

Si dice che i Chioggiotti commissionarono la scultura del leone marciano ad uno scultore non proprio all’altezza dell’incarico per poter spendere il meno possibile. Una volta ultimato il leone ricavato da un grosso blocco di pietra d’Istria, i cittadini non ne furono granché contenti e chiesero allo scultore di migliorarlo.

Allora lo scultore cercò di rimediare rifacendo il lavoro sulla stessa pietra. Ma il “leone” si rimpicciolì e anche questo non aveva i lineamenti del leone. Così andò avanti scolpendo sempre la stessa pietra finché i chioggiotti si accontentarono del piccolo leone che assomigliava, anche per la sua “ristrettezza”, ad un gatto piuttosto che a quelle del leone di San Marco.

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